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Dipartimento affari giuridici e legislativi - Ufficio contenzioso, per la consulenza giuridica e per i rapporti con la Corte europea dei diritti dell'uomo

Notizia

23/02/2012 – Pubblicata in data odierna la sentenza pronunciata dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso HIRSI e altri c/Italia (ricorso n. 22765/09), relativa al respingimento di cittadini somali ed eritrei, partiti dalle coste libiche, intercettati da navi italiane in acque internazionali e respinti verso la Libia.

La Corte europea dei diritti dell’Uomo ha pubblicato oggi la decisione adottata dalla Grande Camera nel caso HIRSI ed altri c/Italia (ricorso n. 22765/09). Oggetto della causa è il respingimento verso la Libia di cittadini somali ed eritrei, partiti dalle stesse coste libiche ed intercettati da navi militari italiane in acque maltesi nel maggio 2009. Il caso era stato rimesso alla Grande Camera direttamente dalla Seconda Sezione della Corte europea, in ragione della delicatezza e complessità della materia, relativa ai limiti di difesa delle frontiere meridionali del Mediterraneo. La Corte ha respinto l’eccezione preliminare di irricevibilità formulata dal Governo, per essere il fatto avvenuto in acque internazionali, affermando che i ricorrenti ricadevano sotto la giurisdizione italiana ai sensi del codice della navigazione. Né miglior sorte ha avuto l’eccezione che aveva addotto la rispondenza dei fatti alla Convenzione bilaterale tra l’Italia e la Libia (Trattato di amicizia con la Libia), entrata in vigore il 4 febbraio 2009: secondo la decisione, un Paese membro della Convenzione europea, cui sia contestata la violazione di un principio convenzionale, non può addurre l’osservanza di trattati bilaterali. La Corte ha accolto le doglianze dei ricorrenti, condannando lo Stato a pagar loro 15mila euro ciascuno, oltre le spese, constatando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani o degradanti), in quanto il rimpatrio effettuato dalle autorità italiane li avrebbe esposti a trattamenti inumani e degradanti, in Libia, o, comunque, nei paesi d’origine, Eritrea e Somalia, e sarebbe stato eseguito in violazione del divieto di espulsioni collettive di stranieri previsto dall’articolo 4 del Protocollo 4. Ha, inoltre, accertato la violazione dell’art. 13 della Convenzione (diritto ad un ricorso effettivo), per l’impossibilità lamentata dai ricorrenti di avvalersi di rimedi effettivi in Italia idonei a denunciare e chiedere riparazione delle lesioni subite. La sentenza pronunciata dalla Grande Camera è definitiva ai sensi dell’articolo 44 della CEDU

[la Sentenza]

[Art. 30 Convenzione]

[Art. 44 Convenzione]

 

 

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