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Dipartimento affari giuridici e legislativi - Ufficio contenzioso, per la consulenza giuridica e per i rapporti con la Corte europea dei diritti dell'uomo

Notizia

Corte europea dei diritti dell'uomo - Unioni civili:

21/07/2015 – La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta oggi con sentenza di condanna nei confronti dell’Italia sul caso Oliari ed altri (ricorsi n. 18766/11 e n 36030/11), in materia di diritto al riconoscimento legale per le coppie dello stesso genere, constatando la violazione dell’articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata e familiare).

La sentenza ha deciso alcuni ricorsi proposti da coppie di cittadini italiani avverso il diniego opposto delle autorità nazionali alla richiesta di pubblicazioni matrimoniali.
I ricorrenti avevano  lamentato dinanzi alla Corte europea che  la legislazione italiana, nel prevedere il matrimonio quale unica e esclusiva forma di riconoscimento di unioni familiari, preclusa alle coppie dello stesso genere, determinerebbe  una forma di discriminazione “basata esclusivamente sull’orientamento sessuale”, nonché “una differenza di trattamento che incide sull’essenza, non solo del diritto al rispetto della vita privata e familiare ma anche del diritto di sposarsi”. Tale situazione si ripercuoterebbe negativamente sulla possibilità di usufruire della tutela legale accordata al coniuge (eredità, trattamento pensionistico ed altro) anche “per la perdurante totale assenza di forme diverse di riconoscimento giuridico delle unioni stabili tra persone dello stesso sesso”.

La Corte europea era già intervenuta in materia con la sentenza del 22 novembre 2010 (ricorso Schalk e Kopf c/Austria), nella quale aveva negato il diritto a contrarre matrimonio ad una coppia omosessuale riconoscendo allo Stato il margine di apprezzamento nel legiferare.

Con decisione unanime, la Corte ribadisce che gli Stati non sono obbligati dall’articolo 12 della Convenzione, a prevedere l’accesso al matrimonio anche per le unioni omosessuali, ma devono apprestare adeguati strumenti specificamente riconoscendo il legame stabile della coppia omo od eterosessuale.
Secondo la Corte, il riconoscimento di unione civile  costituisce legittima esigenza di ogni coppia stabile, ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione a maggior ragione di quella omosessuale che, non avendo acceso al matrimonio, deve comunque poter accedere ad uno specifico riconoscimento quale unione civile (§ 167 della sentenza). La Corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile. Per la corte dunque un'unione civile o una partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso.
Accertata così la violazione dell’articolo 8, per la carenza in Italia  di uno strumento di riconoscimento delle unioni civili che potesse soddisfare tale legittima esigenza,  la Corte ha condannato a pagare a ciascun ricorrente, a titolo di equa soddisfazione, cinquemila euro per danni morali, oltre le spese legali.

[La sentenza]

 

 

 

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